Tuesday, February 5, 2008

Testamento Spirituale

Signore. Perdonami.
Quel che ho fatto è stato forse un errore, ma non credere che l’abbia fatto per procurarTi dispiacere, anzi è proprio per questo motivo che la decisione è stata enormemente straziante.
Creasti questo mondo in modo perfetto, addirittura dotandoci di una volontà. Eliminasti ogni confine che c’era tra Te e gli uomini. Finalmente noi potevamo sperare nel Tuo amore.
Non più Eros, demone nato dai nostri bisogni più reconditi, ma Carità, il simbolo del nostro debito nei Tuoi confronti direttamente annullato da Te. Rappresenta l’amore disinteressato, diretto e reciproco che tu nutri per noi uomini. Tu che ami gli uomini e lasci che questi ultimi prendano la decisione di fare altrettanto.
Mi donasti la vita, il più grande dono che potessi fare e insieme a questo il libero arbitrio. Allora potrebbe sembrare che io sia stato un ingrato, che Ti abbia voltato le spalle, beffeggiato, schiaffeggiato, tradito con la mia ingratitudine.
Non è così.
So che questo mondo terreno non è per noi uomini; Tu ci ha riservato ben altro. Sono consapevole del fatto che il corpo è soltanto un mezzo, uno strumento per vivere in questo mondo perché quello che conta è lo spirito, la nostra essenza.
So che l’uomo è comunque costretto a perseguire fino alla
fine il suo cammino una volta regalatogli, terminandolo soltanto quando la Provvidenza lo desideri.
So che l’uomo dovrebbe, e quindi anch’io avrei dovuto, apprezzare il mondo materiale, che Tu hai creato specificatamente per i Tuoi figli, senza però amarlo ed esserne attaccato in modo viscerale.
Signore chiedo misericordia.
Quel mio corpo, sudicio corpo, maledettissimo corpo, che tu creasti, avrebbe dovuto rappresentare l’immenso splendore della Tua creazione, ma non era affatto glorioso, splendido, vigoroso, come avrei voluto che fosse per osservare con compiacimento la grandezza di tutto il Tuo creato.
Quel mio corpo non mi aiutava ad avvicinarmi a Te. Mi impediva di fare qualunque cosa, mi bloccava, mi rendeva inetto.
È come se il corpo avesse fermato il tragitto che il mio amore doveva compiere per arrivare a Te. Sono convinto che Tu non riuscissi a sentirlo. Da quanto tempo?! Ormai troppo.
Quel mio corpo mi soffocava, mi imbavagliava, mi paralizzava, ma soprattutto mi imprigionava. Imprigionava la mia essenza, la mia anima, il mio Io.
Io non vivevo. Vivere in una prigione non è vita. Non poter vedere la luce non è aver il soffio della vita.
La mia libertà, tanto agognata, non esisteva. La mia volontà era stata liquidata, subordinata al mio corpo.
Anzi nemmeno subordinata al mio corpo, piuttosto a dei macchinari.
Ero un automa, non ero più uomo, non ero la tua creatura…Mi sentivo umiliato.
Plastica, metallo, elettricità fungevano per la solita magia. La Tecnica aveva rimpiazzato almeno parzialmente la Natura.
Certo, sono riusciti a superara la Provvidenza sulla carta, il mio cuore pulsava, ma dentro ero morto già da tempo…troppo tempo.
Ormai puoi fare ciò che vuoi di me. Sei Tu il supremo giudice. Vuoi mettermi tra i dannati? Tra i violenti contro se stessi? Accetto il Tuo volere senza suppliche. Sei Tu che mi collocherai dove più Ti sembra giusto. Credo nella Tua giustizia.
Quella è stata l’ultima e massima manifestazione della mia volontà in vita.
Per favore accettala.
Ormai l’unica cosa che mi rimane è la Speranza.
Signore pietà.

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